bolle di sapone e glicerina senza amuchina

mancavano due ore all’arrivo.rigirava tra le mani un tubetto di bolle di sapone.cercava di posizionare la pallina grigia nel forellino al centro del breve percorso.nei ricordi della sua infanzia,il tappo del flaconcino di plastica era sempre stato così.per alcune cose il tempo sembra non passare mai.per com’era ancora attratta dalle bolle di sapone,ad esempio.quella sera le avrebbe soffiate in giardino,insieme ad una meravigliosa bambina che nel suo cuore occupava un posto speciale.quanto le mancava il suo sorriso quando era lontana.ogni volta che la rivedeva la trovava un po’ più grande.e mentre giocavano insieme si scopriva lei un po’ più piccola ogni volta.le bolle di sapone le piacevano da sempre!quando era piccola le preparava anche in casa,con un po’ di acqua,sapone liquido e glicerina.così nel flaconcino non finivano mai.al parco vedeva alcuni bambini soffiare nel cerchietto cercando di ottenere delle bolle sempre più grandi,senza farle scoppiare.a lei questo modo di usarle non divertiva.preferiva fare così:soffiando un po’ alla volta,provava a farne uscire dal cerchietto di plastica il più possibile,in fila,una dietro l’altra.poi,inseguendole mentre si disperdevano nell’aria,tentava di riacchiapparle con la punta delle dita e di appiccicarle insieme,senza farle scoppiare.in questo modo formava un agglomerato di bolle.tipo una molecola composta da tanti atomi,assemblati tra loro.nella sua mente fingeva che ogni particella fosse una piccola vita e che le bolle,in gruppo,si sarebbero sentite invincibili.unite,avrebbero volato più lontano.un po’ come accade in una famiglia,pensava già allora.composta da tante persone,diverse l’una dall’altra,che devono rimanere vicine,senza eccedere mai nell’invadenza.anche le bolle di sapone,quando si accostano,riducono lo spazio tra loro.se si uniscono saldamente volano insieme leggere.ma se si scontrano bruscamente scoppiano.così rifletteva che in famiglia,crescendo,era sempre più complicato trovare la giusta distanza dagli altri.da bambini,per esempio,avevano diviso il sedile dietro dell’auto,schiacciati uno addosso all’altro.magari bagnati,sporchi e sudati,di ritorno dalla campagna o dal mare.ad ogni curva finivano tutti da un lato,ridendo.e,sempre con un identico sorriso,avevano condiviso gli stessi lettini.il tavolo dei piccoli accanto a quello dei grandi.la coperta a terra per guardare i film.il vassoio delle patate fritte.la ciotola grande dei pop corn.persino la vasca da bagno,in alcune foto buffissime che aveva ritrovato!in quelle immagini dell’infanzia,nei ricordi un po’ sfumati,erano piccole bolle di sapone dai riflessi accesi.che si rincorrevano nei prati e sulla sabbia.che volavano leggere sulla superficie del mare.o restavano tra le pareti di una stanza nei pomeriggi senza sole.avvertiva che adesso il desiderio di riunirsi era ancora lo stesso.ma erano bolle di sapone frenate dai timori che hanno i grandi.magari di eccedere nella vicinanza.di invadere lo spazio altrui.di sconfinare,in qualche modo,nell’estensione dell’altro.delle bolle di sapone più difficili da ricongiungere perché separate dallo spazio.e rallentate dal tempo.magari anche un pò dalle paure.questo blocco non lo riscontrava solo nella sua famiglia che,peraltro,adorava.ma in ogni altro ambiente in cui si trovasse.più le persone erano grandi,più sollevavano dei muri.per difendersi forse.per preservare il proprio spazio vitale.per restare chiuse,al sicuro,nella loro bolla di sapone.così osservava che nel condominio,quando una persona vedeva che in ascensore ce n’era già un’altra,invece di raggiungerla per salutarla e salire insieme,preferiva andare a piedi per le scale.pur di non ritrovarsi chiusa (e a disagio) in quello spazio di condivisione ridotto.invece lei,fin da piccola,se ne era sempre fregata.se avvistava qualcuno in ascensore correva apposta per infilarsi pure lei.e,sorridendo,conversava con chiunque.così la schiva signora anziana del secondo piano aveva iniziato a darle risposte concise sul tempo.poi aveva aggiunto qualche considerazione personale.fino a confidarle addirittura dei suoi acciacchi.e ora,dopo anni,le sorrideva persino.mentre la aspettava,tenendole aperta la porta dell’ascensore.e quella della sua vita.non proprio spalancata ma quantomeno accostata.sarebbe bastato così poco,pensava.anche qui in treno.si trascorre tanto tempo vicini fisicamente e infinitamente distanti.alcuni paralizzati dal timore di sfiorare e di infastidire il passeggero accanto.altri sporcando e disturbando senza alcun riguardo.possibile che fosse tanto complicato prendere la giusta misura?!lei,se pure con qualche esitazione,preferiva provare ad andare incontro agli altri.certo era più facile quando questi altri non ponevano delle barriere.ma aveva compreso che ci sono persone che innalzano recinzioni solo per proteggersi.o per mettere alla prova chi tenta di avvicinarle.per valutare quanto siano determinati a superarle,per arrivare fino a loro.lei aveva bisogno del contatto.della vicinanza agli altri.per qualche attimo in ascensore.per qualche ora sul regionale.per una vita intera,se si trattava dei suoi cari.ma avrebbe voluto che questi incontri fossero tutti senza riserve,come accade tra i bambini.che il contatto tra loro fosse adesivo.senza filtri e sovrastrutture.non vedeva l’ora di scambiare energie.di ricevere vita dagli altri,trasmettendo loro la parte migliore di sé.era una bolla di sapone trasparente.di quelle che ci puoi guardare attraverso.che hanno difficoltà a nascondere il peggio di sé.e la tendenza ad apprezzare il meglio negli altri.una bolla di sapone sospesa in aria.sempre in attesa di qualcosa.quasi sempre di unirsi alle altre.a quelle di sapone profumato.ma anche a quelle un po’ più puzzolenti.le uniche che proprio evitava erano “le bolle di amuchina”.quelle che tenevano costantemente le altre a distanza.non per una reale fragilità emotiva ma per la mera superficiale diffidenza.le bolle che si sentono più in alto delle altre.quelle che non provano mai a ridurre la distanza con chi si trova più indietro di loro.e che,anche scorrettamente,cercano sempre di sorpassare chi è più avanti.le bolle riempite di luoghi comuni,aria fritta e pregiudizi.quelle talmente ossessionate dai contagi e dalle infezioni batteriche che già da sole potrebbero essere considerate un’epidemia di insanabile imbecillità.quelle che aspirano ad un mondo stereotipato di finte bolle tutte uguali a loro.che vorrebbero disinfettare gli altri perché sono sporche nell’anima.che criticano ciò che sta fuori senza preoccuparsi di non avere nulla dentro.che mentre sprecano tempo a selezionare resteranno inevitabilmente sole.bolle effimere ed evanescenti.che non sapranno mai quanto sia bello avvicinarsi ed integrarsi agli altri per sentirsi più completi.e quanto ci si senta più ricchi condividendo le proprie fortune.perchè il lusso più grande è proprio poter essere la piccola parte di una bolla di sapone gigante che,sollevandoti con sè,ti farà sempre sentire più leggera.mentre le bolle di amuchina,emarginando gli altri,isoleranno se stesse.e scoppieranno presto,appena il vento della vita avrà soffiato un po’ più forte.

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16 pensieri riguardo “bolle di sapone e glicerina senza amuchina

  1. Bolla prosemica….così si chiama quella bolla di amuchina….ne ignoravo l’esistenza fino a qualche anno fa…poi imparai ad interpretarle e a farle scoppiare in un nonnulla…è una fortuna riuscire a scoppiare la bolla prosemica di chi ti sta vicino…si scoprono nuovi mondi SEMPRE!
    Continua così Paola! Ancora ancora!!!

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  2. Amo le tue metafore e amo le bolle di sapone così perfette, leggere, piene di sfumature colorate…
    Purtroppo la vita tende a togliere quella leggerezza, le pareti diventando più “dure” non permettono di unirti alle altre bolle e la pesantezza non ti permette più di volare. Non per tutti è così … le pareti si rompono e ritornando simili si può ancora volare insieme.

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  3. le bolle di sapone hanno un fascino particolare per tutti….i sognatori…Virgilio non perde occasione per giocarci … per noi hanno un significato particolare…è stato il primo gioco di Julia il primo anno che è venuta da noi si divertiva tantissimo dal balcone riempiva la piazza di bolle di sapone e noi con lei…continua a scrivere Paoletta …noi ti seguiamo.

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  4. Articolo e belissimo.
    Quando ho letto l’articolo e mi sono ricordata come le piaceva soffiare le bolle di sapone, e qustamente ho ricordata di persone che amo pero siamo lontani.
    Paoletta Grazie per l’articolo.

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  5. Ciao Paola.finalmente anch’io sono riuscita a scriverti…ti leggo però già da diversi giorni…e mi piace davvero tanto farlo. .la sera prima di dormire mi ritaglio qualche minuto con il telefonino e…ora è più facile chiudere gli occhi e sognare. ..grazieeeee. ..grazie per aver condiviso anche con me queste belle emozioni…continua a scrivere sei molto brava…e…sicuramente piena di cose belle da donare. ..un abbraccio grande grande

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