luminosi mappamondi senza confini

da qualunque stazione passasse c’erano sempre tante persone senza fissa dimora.alcune persino sdraiate a terra,tra la sporcizia e la quasi costante indifferenza dei passanti.guardandole pensava,una volta di più,a quanto lei fosse fortunata.qualunque treno avesse preso,avrebbe raggiunto una casa.intesa non soltanto come luogo dove dimorare.nè solo come grande contenitore per tutte le sue cose.le case in cui aveva abitato per lei erano state soprattutto una meta,un rifugio.il riparo per preservare ogni tipo di emozione.erano il posto in cui sentirsi accolta.per vivere da sola,nel conforto dei ricordi rappresentati dagli oggetti.o con i suoi cari,nel calore degli affetti.quella sera sarebbe tornata nella casa in cui abitava abitualmente.entrando,per prima cosa,avrebbe acceso le sue lampade.che l’avevano seguita in ogni città in cui aveva vissuto.aveva sempre prestato molta attenzione alle luci all’interno delle case.anche a quelle che da bambina osservava di sera,accese oltre le finestre della sua.nei ricordi più luminosi della sua infanzia c’era proprio un mappamondo che si illuminava.allora,ma ancora anche un po’ oggi,credeva fosse magico!si accendeva di notte.prima di andare a nanna.non proprio da solo.era un incantesimo che si avverava,solo per lei,quando restava a dormire a casa di una persona speciale.proprio lui,spiegandole pazientemente la geografia del mondo,le mostrava l’enormità del pianeta.parlandole della vastità dei continenti e dell’immensità dei mari.descrivendole poi la potente grandezza delle stelle.le diceva che gli astri emanano talmente tanta luce che,anche a notevole distanza,non sono mai così lontani da non riuscire a rischiarare il buio della notte.proprio da quei racconti aveva colto l’estensione del mondo.e anche la sua unicità.aveva compreso che la sua superficie si estende ininterrottamente nello spazio sferico della terra,senza possibilità di individuarne un inizio e una fine.ancora oggi tra le sue lampade c’erano dei mappamondi luminosi.se ne era regalata uno di vetro bianco che le piaceva tantissimo.all’interno aveva un piccolo dispositivo mobile che,girando,mostrava all’esterno le ombre dei continenti,mentre ruotavano.di sera si soffermava spesso a guardarlo,seduta a gambe incrociate sul divano.pensava che sarebbe stato un gran sollievo restare ferma in un punto qualsiasi di quel mappamondo girevole.lei immobile e tutto il resto in movimento.così il mondo le avrebbe ruotato finalmente intorno.certo,si rendeva conto di fantasticare su una teoria egocentrica dell’universo!i continenti si sarebbero avvicinati a lei,senza che dovesse neppure muovere un passo.avrebbe smesso di partire.di viaggiare per raggiungere gli altri.non era la fatica fisica che avvertiva,ma la stanchezza emotiva.perché spostarsi da una casa all’altra comportava un gran dispendio di energie.in qualunque luogo si trovasse,non poteva non pensare di non essere altrove.se c’era qualcuno finalmente vicino,c’era necessariamente qualcun altro troppo distante.viveva il ricongiungimento soffrendone la separazione.l’emozionante arrivo insieme alla difficile partenza.il tanto atteso contatto e di nuovo l’ennesimo doloroso distacco.forse per questo era tanto attratta dai nomadi.perchè loro vivevano e viaggiavano insieme.con meno necessità materiali e maggiore sostegno reciproco.erano grandi famiglie che non si disperdevano mai.forse in una vita precedente era stata anche lei una zingara.e magari nella prossima sarebbe stata una tartaruga.sarebbe bastata a se stessa.avrebbe viaggiato solo per il piacere di scoprire luoghi ancora inesplorati.portandosi dietro la sua casa.e la sua anima,sempre con sè.protetta da una corazza.così nei lunghi anni della prossima esistenza non avrebbe più dovuto spostarsi nel vano tentativo di ritrovare i pezzettini ovunque sparpagliati del suo cuore.quando era piccola aveva capito persino perchè gli abitanti dell’emisfero australe non rimanessero a testa in giù, penzoloni.invece,ancora oggi,non riusciva a comprendere come si potesse rimanere fermi mentre la terra girava.ma infatti,pensandoci meglio,quando mai lei lo era davvero?c’era un posto in cui si sentiva veramente stabile?che fosse una città,un locale,una stanza della sua casa,immobile non riusciva proprio a stare.era innegabilmente irrequieta.la muoveva il desiderio perenne di spostarsi altrove.come se una potente calamita la attraesse costantemente lontano.per avvicinarsi a qualcuno.o per fuggire da sè.diceva sempre che per lei questo mondo era troppo grande così com’era.se era stato creato per opera di qualcuno,costui aveva avuto un progetto eccessivamente pretenzioso.gli era forse sfuggito un po’ di mano.mancava ancora un’oretta al termine di quel viaggio.era partita all’alba e non vedeva l’ora di arrivare.di illuminare la casa e di ascoltare il suo programma radio della sera.proprio accanto allo stereo e al mappamondo in movimento,ne aveva disposto un altro,che era il suo preferito.non a caso,glielo aveva regalato la stessa persona che da bambina le illuminava quello magico!quando rientrava a casa lo accendeva sempre per primo.era un mappamondo coloratissimo che mostrava la collocazione geografica delle specie animali sulla terra.osservandolo rifletteva che gli animali rappresentati potevano attraversare il mondo,indisturbati,per cercare il luogo migliore per loro.pensava spesso che gli uccelli non conoscevano confini,frontiere,barriere.loro sì che potevano volare liberi nel cielo.diveramente dagli esseri umani non erano vittime di restrizioni.a lei suonava così strano sentir parlare di “emigrati” ed “immigrati”.si domandava sempre:ma sta migrazione da dove e per dove è?!il pianeta terra,come si evinceva chiaramente dai suoi mappamondi luminosi,era uno soltanto!così si innervosiva quando sentiva alcune persone ridurre l’estensione del mondo ad un mero elenco di piccoli spazi circoscritti.aree delimitate e convenzionalmente stabilite per soddisfare gli interessi di qualcuno.ambiti politicamente,inutilmente e dannosamente decisi dall’uomo.confini segnati con l’inchiostro sulle cartine geografiche.e con il sangue nelle vite di troppe persone.le stesse persone che pretendevano poi di relegare gli esseri umani in questo reticolato di sbarramenti,proibendo loro di muoversi liberamente.secondo lei progredire significa agevolare gli spostamenti,rimuovendo gli impedimenti.al contrario,alcune persone avevano la tendenza a recintare gli spazi con la diffidenza.rendendosi così prigionieri di loro stessi.reclusi negli angusti spazi delle loro menti.eppure le sembrava così facile:se gli uccelli possono spostarsi ovunque,senza restrizioni,perchè le persone devono essere sottoposte a così tanti controlli?!continuava a non capirlo.aveva concluso soltanto che gli animali sanno organizzarsi,gestirsi e rispettarsi molto meglio di noi.e mentre due signori seduti accanto conversavano della segnalazione di una maestra all’accademia della crusca,pensava che,diversamente dal bambino che aveva suggerito di aggiungere un termine nuovo,lei fin da piccola avrebbe voluto togliere dal dizionario il termine “straniero”.semplicemente perché,pur non avendone mai capito il significato profondo,aveva sempre avvertito che veniva utilizzato con un’accezione negativa.sia che una persona si sentisse lei stessa “straniera”,tristemente lontana dalla propria casa.sia che fossero gli altri a farla sentire “straniera”,indesiderata nella propria.e poi non comprendeva:straniera dove?straniera per chi?straniera perché?una persona è straniera quando è lontana dalla propria casa.ma la casa dovrebbe essere proprio il posto in cui quella persona si sente a casa!dove trova ad accoglierla i suoi affetti.e questo posto dovrebbe essere ovunque.dappertutto.in ogni luogo.come accade per gli uccelli.che mentre attraversano il mondo non si sentono mai stranieri.loro hanno il diritto imprescindibile di volare in tutto il cielo.di costruire il nido su ogni albero.di scegliere qualsiasi ramo per riposare.qualunque spiaggia da sorvolare.e ancora un altro prato verso il quale ritornare.finchè la loro casa sarà semplicemente quella in cui avranno scelto di restare.

 

 

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