orsetti viaggiatori,tra tessuti quilt e vasi kintsugi

era riuscita ad incastrare la borsa nel ripiano sopra i sedili.aveva sempre qualche remora a lasciarla lì.se il posto vicino era libero,preferiva tenerla accanto a sé.o sulle ginocchia,quando il viaggio non durava troppo a lungo.la ragione non proprio edificante della sua ritrosia era che all’interno della borsa trasportava sempre almeno uno dei suoi orsetti.dai quali difficilmente riusciva ad allontanarsi.prima provava a dirsi che il suo compagno di viaggio non sarebbe potuto morire schiacchiato,soffocato o di crepacuore.semplicemente perché,trattandosi di un peluche,effettivamente non era mai stato in vita.ma raramente questa risposta banalmente razionale riusciva a persuaderla.così subito dopo cercava di tranquillizzarsi convincendosi che,al fondo della sua borsa confortevole,il suo orsetto viaggiatore avrebbe dormito al sicuro.sapeva di essere un pò troppo cresciuta per interagire con degli animali di pezza.ma aspettava solo che qualcuno avesse l’imprudenza di farglielo notare!gli avrebbe risposto che la vita è ovunque.negli animali,nelle piante,nei minerali.che se parlava ad un orsetto di tessuto non c’era proprio niente di strano.quantomeno il suo interlocutore era una creatura materialmente esistente nella realtà:aveva una forma,una dimensione,un colore.quanta gente si rivolgeva abitualmente ad entità ultraterrene,mai viste in giro da nessuno?!gli extraterrestri qualcuno diceva di averli avvistati.le divinità continuavano a restare un’entità meramente astratta.invocatissima e gettonatissima.se pure poco incline a fornire risposte ai fedeli.pregare è come ripetere un monologo,sperando che venga ascoltato.un modo per legittimare la necessità di dare sfogo ai propri tormenti,parlando da soli.lei trovava più conforto nei suoi orsetti.loro c’erano davvero.a casa ad aspettarla.ovunque con lei,se voleva.quei pupazzi potevano rassicurarla senza parole.proprio come funziona con le persone che ami.basta stringerle forte a te per sentirti al sicuro.e lei nei momenti di sconforto aveva trovato abbracci talmente risolutivi da potersi considerare davvero tanto fortunata.tutto l’amore che da sempre aveva ricevuto era proprio il miracolo più straordinario per cui essere riconoscente alla vita.alcuni orsetti li aveva già da bambina.ricordava con tenerezza il rito sacro durante il quale una persona importante glieli rammendava.per non far fuoriuscire la lana,quando il tessuto si strappava.per lei era un vero e proprio intervento chirurgico!si trasferiva in cucina,prendeva la scatola di latta con aghi,fili,bottoni e affidava fiduciosa l’orsetto ferito alle cure premurose della dottoressa di casa.intanto nel vagone una ragazza stava discutendo animatamente al telefono.con un fidanzato,un marito,un amante.sicuramente qualcuno con il quale non riusciva più a comunicare senza urlare.proprio oggi aveva saputo di un’altra relazione interrotta.due persone che conosceva bene.e a cui di bene ne voleva tanto.forse il loro rapporto era stato involontariamente danneggiato da entrambi.ma chissà magari non era ancora così deteriorato da non poter essere riparato.constatava spesso che la tendenza del momento era gettare via.oggetti,progetti,persone.come se fosse un impiccio tenere qualcosa che non funziona.un ingombro conservare ciò che non serve più.non ci si domanda se si può riparare.o diversamente riutilizzare.si butta via,si sostituisce e basta.con un nuovo oggetto.un diverso progetto.ancora una persona da usare.è la novità che entusiasma.si diventa bambini viziati.che si stufano di ciò che posseggono e non vedono l’ora di ottenere l’ennesimo pacchetto da scartare.e poco dopo,con noncuranza,di nuovo da accantonare.come se il valore del tempo non avesse più significato.come se trascorresse freneticamente invano.eppure,pensava lei,tutto ciò che è appartenuto al passato è più prezioso.per questo adorava abitare nei palazzi medioevali!perchè sono edifici che esistono e resistono da secoli.le loro fondamenta hanno dimostrato di essere più forti degli abusi edilizi,dei bombardamenti e dei terremoti.le loro pareti sono solide e trattengono all’interno il calore.quando ci vivi dentro ti fanno sentire riscaldato come l’abbraccio avvolgente e rassicurante di una persona anziana.così le piaceva infilarsi i vestiti appartenuti tempo prima alle donne della sua famiglia.ma anche scovati nei negozietti dell’usato.indossati da chissà chi.da persone che in momenti e luoghi a lei sconosciuti li avevano scelti per chissà quali occasioni.scrivendo le proprie storie.vivendo altre emozioni.mentre li provava,guardandosi allo specchio, fantasticava sul passato di quegli indumenti già utilizzati. immaginava che magari una donna,proprio con quell’abito,era uscita per il suo primo appuntamento.e per l’agitazione,come sarebbe potuto capitare a lei,era ruzzolata giù per le scale davanti all’innamorato!abiti appartenuti a donne come lei.ma con altre vite.diversi sogni,prospettive,aspirazioni.oggi erano i suoi.con qualche strappo evidente,nonostante i rattoppi.segni di un tempo andato.ma mai così lontano da non poter tornare.per trasmettere ancora più forte un’emozione.per lei questo era fondamentale.che si trattasse di oggetti,di progetti e,ancora di più,di persone.conservare con rispetto e dedizione qualcosa che appartiene al passato significa preservarlo dal tempo.e dalla tentazione di sostituirlo con qualcosa di nuovo.che tanto,tra qualche tempo,confrontato con qualcosa di più recente,potrebbe essere considerato nuovamente vecchio.negli stati uniti aveva scoperto l’interesse di alcune famiglie per la tradizione del quilt,la trapunta realizzata con la tecnica patchwork.tanti piccoli ritagli di stoffa colorata,cuciti insieme tra loro.una pratica nata secoli fa proprio per l’esigenza di riutilizzare i pochi tessuti allora disponibili.era diventata oggi una tecnica diffusa,valorizzata e molto apprezzata.quando aveva visto tutti quei tessuti esposti,uno accanto all’altro,era rimasta incantata!aveva trovato quelle stoffe variopinte meravigliose.erano cucite da tante donne della stessa famiglia.che impiegavano le proprie energie per realizzare insieme,con tessuti riadattati,qualcosa di veramente tanto bello.e di unico,perché nessuna trapunta poteva essere uguale alle altre.guardandole rapita aveva anche pensato che,proprio come in quei tessuti magici,anche nella vita delle persone si dovrebbe tentare di ricucire gli strappi.certo dopo un rattoppo la stoffa non sarà più identica a prima.ma diventerà sicuramente più resistente.e più preziosa.perchè ottenuta con impegno.invece di cedere alla tentazione di arrendersi ad una lacerazione.allontanando definitivamente due parti che fino a poco prima,una accanto all’altra,erano unite insieme.la ragazza seduta poco più avanti aveva interrotto la telefonata e adesso piangeva.avrebbe voluto confortarla ma temeva di risultare invadente.le avrebbe sorriso.un messaggio per dirle “se ti va ci sono.se parlo abitualmente con gli orsetti,all’occorrenza posso parlare anche con gli sconosciuti!”.intanto la sua mente era volata dagli stati uniti al giappone.dove da secoli si riparavano i vasi pregiati con la tecnica kintsugi.riunendo i cocci con resina mista ad argento,platino e oro.più evidenti erano le crepe,più il vaso acquistava valore.per tutto ciò che aveva vissuto.e,come se si trattasse di una persona,per evidenziare ciò che nel passato aveva affrontato e risolto.nonostante tutto,invece di frantumarsi,i pezzi di quei vasi pregiati erano rimasti insieme.le loro spaccature nella ceramica le ricordavano le rughe sul volto degli anziani.accarezzati o feriti dall’esistenza.segnati dalle sofferenze e dalle gioie vissute.dalle lacrime,dai sorrisi,dalle malattie.eppure,negli anziani che lei aveva amato,aveva sempre notato che,sui visi trasformati dal tempo,lo sguardo era rimasto quello di sempre.lo stesso,pieno di vita,che aveva scovato nelle fotografie del loro passato.gli occhi sono l’espressione di una persona.e non smettono mai di trasmettere energia. perchè l’anima neppure il tempo può portarla via.non può toglierla ad un orsetto dell’infanzia.non può rimuoverla da una casa medievale,da una stoffa quilt,da un vaso kintsugi.non può sottrarla ad un progetto.nè tantomeno levarla ad un rapporto.è proprio il tempo che trascorre a caratterizzare di più ogni cosa.a donarle pregio,importanza,valore.a renderla speciale,unica e preziosa.non è vero:non è il tempo che sciupa le cose.sono gli atteggiamenti come l’indifferenza,il disinteresse,l’apatia a distruggerne l’anima.sono le persone a trattare la vita con noncuranza.a gettarla tristemente via,dopo averla trascurata.ogni volta che di un forte interesse rimane solo il residuo indesiderato.da eliminare come l’ennesimo rifiuto indifferenziato.

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