un papavero accanto ad una sequoia

13 ore.il tempo più lungo che aveva trascorso in treno,attraversando gran parte dell’italia.da nord a sud o viceversa.alternando le diverse linee ferroviarie che costeggiano i 2 mari,per variare quantomeno il percorso.nei viaggi così lunghi sulla costa cambiava tanto il paesaggio,la vegetazione.a volte persino le condizioni atmosferiche.soprattutto quando,superate le montagne,si raggiungevano le località  di mare.mutava anche il contesto,quando si attraversavano le stazioni delle grandi città.le affascinanti aree urbane nelle quali avrebbe voluto tornare ad abitare.tra i palazzoni antichi e i murales colorati che l’attraevano tanto.più che imbratti,a lei sembravano vere e proprie opere d’arte.quelle della gente comune.che solitamente è la più espressiva già solo per tutto ciò che potrebbe raccontare e per la voglia che ancora ha di comunicare.soprattutto quando sceglie la creatività per protestare. successivamente il treno proseguiva accanto alle zone industriali,sostava nelle stazioni di provincia per fermarsi poi nei piccoli paesini.quelli con le automobili in fila ad attendere l’apertura dei caratteristici passaggi a livello.più o meno a metà di quel lungo viaggio,già molto tempo prima,aveva visto quello che l’aveva fatta pensare,come se fosse incorniciato dai bordi del finestrino,ad un vero e proprio dipinto impressionista.le volte successive non era certo più sorpresa di trovarlo lì,ma continuava a contemplarlo ogni volta con la stessa intensità del primo sguardo.davanti ai suoi occhi,fuori dal finestrino sporco del treno e oltre il lungo filo spinato accanto ai binari della ferrovia,si estendeva con ostentata bellezza un campo di papaveri.i toni più intensi del rosso spiccavano tra i ciuffi del prato e delle spighe di grano.come se il vento avesse adagiato sulla distesa verde e gialla un lenzuolo di seta rossa.i papaveri erano sempre stati i suoi fiori preferiti.così vistosi,inconfondibili.soprattutto per le caratteristiche cromatiche decisamente evidenti.per questo simpatizzava per loro.perchè anche lei era spesso disinvolta nel mostrarsi a distanza.ma altrettanto inibita nel rivelarsi più da vicino.le piaceva essere notata,magari per la strada.ma più lo spazio dagli altri si riduceva,soprattutto a livello affettivo,più finiva per sentirsi sotto esame.divisa nel cercare insistentemente le attenzioni altrui.e sottrarsene,non appena le aveva ottenute.temeva di essere osservata con una lente di ingrandimento,troppo troppo da vicino.e poi era piuttosto fragile,proprio come questi fiori.che se li guardi da lontano appaiono indistruttibili.ma in realtà non lo sono affatto.sono forti nelle tinte e nella capacità di adattamento.crescono un pò dappertutto,magari dove non ti aspetteresti.persino accanto a quella discarica,così vicina ai binari del treno.ma quando provi a coglierne uno ti rendi subito conto di quanto siano delicati.perchè sfioriscono,appena li strappi da terra e li separi dagli altri per condurli lontano.da bambina aveva una pressa per i fiori alla quale teneva tantissimo.un dono prezioso ricevuto da una persona speciale.dopo averli raccolti nei prati li metteva lì dentro pressati.quando finalmente i fiori essiccavano li utilizzava per realizzare dei quadretti,che erano ancora appesi alle pareti di casa e che,nella loro infantile imprecisione,oggi le suscitavano molta tenerezza.solitamente i fiori che inseriva tra le pagine pressate di carta assorbente,una volta essiccati,diventavano ancora più belli.come se cristallizzassero le loro caratteristiche.il tempo accentuava le peculiarità cromatiche.evidenziava le venature dei petali e dello stelo,le loro sfumature.era così per quasi tutti i fiori tranne che per i papaveri.loro invece,rimanendo all’interno della pressa,si scurivano e si frantumavano persino.così,dopo vari tentativi,aveva deciso che fosse meglio lasciarli dov’erano.resistendo alla tentazione di portarli a casa con sè.tanto aveva capito che,una volta recisi,i papaveri si sarebbero rabbuiati.senza luce e nutrimento avrebbero perso la loro caratteristica vitalità.proprio come lei che,in assenza di sole e distante da un luogo accogliente,sfioriva all’istante.dopo la vista del campo di papaveri ricominciavano le gallerie e,allontanandosi dai ricordi dell’infanzia,ripiombava nuovamente nella realtà dei grandi.quella che si compone di obblighi,impegni,responsabilità.di innumerevoli adempimenti che allontanano i traguardi.e di interminabili ore che ti separano dall’arrivo.il tempo che sembra rallentare e che riprende a scorrere veloce solo quando vorresti che si arrestasse.lei destava i condizionamenti e l’idea di dover dipendere da un mezzo di locomozione la snervava.soprattutto per i ritardi ai quali non avrebbe in alcun modo potuto ovviare.imprevisti che purtroppo capitano anche durante il viaggio più imperscrutabile che è la vita.ma nonostante la consueta stanchezza aveva comunque tanto desiderio di arrivare.quella sera avrebbe dimenticato ogni fatica,una volta accanto alla sua sequoia gigante.l’unico albero sotto il quale si sentisse veramente al riparo.il solo che non avesse mai visto vacillare.così robusto,vigoroso,al posto giusto in ogni momento,in qualunque terreno.saldo,fermo,in ogni situazione.senza mai un’esitazione.consapevole e orgoglioso delle proprie radici.intraprendente e lungimirante nell’estendere i propri rami sempre più in alto.pensarlo così invulnerabile la attraeva moltissimo.ma allo stesso tempo la intimidiva.la faceva sentire più fragile di quanto avrebbe voluto.non riusciva a rinunciare a quella sensazione di sentirsi protetta,al sicuro.ma allo stesso tempo scalpitava per dimostrare che poteva farcela da sola.che a modo suo era forte pure lei.la stessa sensazione che provava quando si trovava in famiglia.sentiva forte il desiderio di appartenenza ma dopo un pò cercava comunque una via di fuga.solitamente quella della solitudine.l’unico luogo in cui si possa essere completamente se stessi.quando si è in presenza soltanto delle proprie imperfezioni non si corre il rischio di deludere nessuno.e lei,con la sua tendenza a mostrarsi al meglio,si chiedeva spesso quanto gli altri la conoscessero realmente.e certo,soprattutto in questo caso,si era sempre domandata quale fosse la ragione del loro incontro.ammesso che nell’imperscrutabilita’ del destino ve ne fosse davvero una.ma non poteva credere che quell’appuntamento tra le loro vite fosse stato realmente casuale.erano due creature tanto diverse e geograficamente distanti.che nonostante tutto erano riuscite a trovarsi,riconoscersi e non perdersi.a nutrirsi l’un l’altra di vitale energia.a creare uno spazio esclusivo.a condividerlo,preservandolo dalle ingerenze altrui.ad affrontare le intemperie restando vicini,continuando ad aspettare il sereno.a riporre fiducia incondizionata in quel meraviglioso cielo.lo stesso di tanto tempo prima.quel tempo che da allora continua a scorrere un pò stano:troppo veloce oppure troppo piano.quel tempo nei ricordi illuminati dal sole.e dai colori indescrivibili del primo tramonto insieme.guardato attraverso gli occhi entusiasti e stupefatti di due bambini.allora sconosciuti ma già rivolti,come oggi,verso lo stesso orizzonte lontano.e lì su quel treno pensava che forse proprio questa potrebbe essere la ragione.rivelata già molto tempo fa,da quel primo incontro al mare.che,nonostante le diversità,le loro anime ignorano le differenze per valorizzare ciò che le accomuna.il desiderio fortemente condiviso di correre insieme verso gli stessi traguardi.senza mettersi fretta,rispettando le distanze,rimanendo sufficientemente vicini.superando gli ostacoli e trascurando la stanchezza.andando avanti comunque,sempre nella stessa direzione.quella dell’emozione.dove ogni giorno puoi stupirti di quanto sia più bello,proprio come due bambini,non smettere mai di entusiasmarsi insieme.

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