il rosso delle ciliegie

non aveva ancora compreso l’utilità delle riviste di moda.sfogliandole constatava sempre che gli abiti fotografati erano troppo costosi da acquistare e poco adattabili da indossare.ok per le sfilate in passerella.non per quelle,più verosimili,al supermercato.non che lei si aggirasse per le corsie dei surgelati con uno stile tanto sobrio.ma le collezioni presentate su quella rivista potevano costituire giusto un intrattenimento per i lunghi tragitti in treno.e una vaga ispirazione a cogliere la tendenza del momento.alla quale avrebbe forse aderito,solo dopo averla sottoposta al vaglio della sua inclinazione.e con una necessaria adeguata personalizzazione.l’unica moda che seguiva era proprio sottrarsi all’omologazione e boicottare il conformismo.nell’immagine che stava osservando adesso era ritratta un’indossatrice a piedi nudi,con un caftano trasparente,tempestato di ciliegie.i piccoli frutti erano intrecciati persino tra i capelli ramati della modella.un look certamente originale.ma,come quasi tutte le altre,una proposta poco fruibile nel quotidiano.quantomeno nel suo.anche se sarebbe stato divertente entrare nel supermercato di quella piccola provincia combinata così!il fruttivendolo marocchino avrebbe gradito sicuramente.la cassiera bisbetica molto meno.era arrivata alla stazione in anticipo ed era passata dal giornalaio,nonostante l’atavica ritrosia nei confronti delle riviste di moda.di mattina,mentre si preparava in albergo,aveva sentito alla radio di uno studio condotto dagli psicologi statunitensi che aveva dimostrato quanto fosse controproducente leggere romanzi nel tentativo di rilassarsi.quello che abitualmente faceva lei!un libro,nella sua borsa pesante,non mancava mai.le letture coinvolgenti,avevano appurato gli studiosi,caricavano inevitabilmente l’inconscio già affaticato,gravandolo di ulteriori pesi.nei giorni di forte stress era meglio sfogliare distrattamente una rivista di moda.così avevano concluso gli esperti interpellati.così avevano spiegato alla radio.e così aveva fatto lei,scegliendo tra i mensili di moda quello con il caftano di ciliegie in copertina.una stoffa leggera dal sapore arabeggiante.il dettaglio un po’ infantile nei disegni stampati,stilizzati come nelle illustrazioni per bambini.accostato al carattere sensuale della trasparenza nel colore.un abbinamento donna-bambina che la attraeva,anche nell’abbigliamento.il treno era partito con qualche minuto di ritardo,sperava che avrebbe recuperato.sfogliava la rivista annoiata.pagine tutte uguali,vestiti che non avrebbe potuto né comprare né indossare.avrebbe fatto meglio a spendere 2 euro per una cioccolata.chissà se gli psicologi statunitensi avrebbero approvato.passando nel corridoio,una ragazza l’aveva leggermente sfiorata.aveva sentito un tocco lieve e,voltando lo sguardo,aveva trovato proprio davanti al suo naso un bel pancione grande grande!accortasi di averla urtata,la ragazza aveva abbassato gli occhi verso di lei e,sorridendo,le aveva chiesto scusa.così aveva notato che aveva sulle labbra un rossetto proprio color ciliegia.forse i 2 euro non erano stati spesi invano,la rivista era attendibile:il rosso ciliegia era proprio il colore del momento!la ragazza si era seduta qualche posto più avanti.poteva ancora scorgere il suo pancione,che sbucava evidente dal cappotto sbottonato.doveva essere molto avanti con la gravidanza.cosa provava a viaggiare con il suo cucciolo nella pancia?chissà se lei lo avrebbe mai saputo.aveva abbassato lo sguardo sulla rivista e ripreso a sfogliarla svogliatamente.a pagina 3 riproponevano il caftano di ciliegie in copertina,attorniato da accessori moda della stessa gradazione.in cima alla pagina la scritta,nella stessa tinta,intitolava il servizio fotografico “IL ROSSO DELLE CILIEGIE”.così le era tornato alla mente questo ricordo.da bambina,in un pomeriggio di città,aveva tentato di seminare un albero di ciliegie.che tenerezza,ripensandoci.aveva scelto i noccioli di tre ciliegie.perché considerava il 3 un numero magico.un numero che adesso le piaceva molto meno.forse allora lo associava ai componenti della sua famiglia.o a quelli della sacra famiglia.o semplicemente ai 3 porcellini.vai a sapere,già allora,cosa le passava per la testa.aveva riposto i noccioli in un pezzettino di cotone che aveva inumidito e riposto in un bicchierino sul davanzale della finestra.conosceva la storia del semino che germoglia.gliel’avevano propinata in varie occasioni.anche quando aveva domandato l’origine della vita.quel mistero che,allora come oggi,non le era ancora stato svelato.sapeva che servono pazienza,amore e dedizione.così aspettava fiduciosa.immaginava la sua piantina.prima spuntare improvvisamente dal cotone,come un’emozione inaspettata.poi crescere ancora.ogni giorno un pò.sempre più forte,robusta,rigogliosa.fino a diventare una pianta enorme di ciliegie rosse.un albero tutto suo da annaffiare sul balcone.le avrebbe raccolte,mangiate e anche regalate.così si addormentava con questo pensiero ricorrente.con l’immagine di ciò che sarebbe stato.e a volte l’albero compariva persino nei suoi sogni!così ogni mattina,speranzosa,correva a controllare il bicchierino.i giorni però trascorrevano invano.il cotone ingialliva ma non accadeva mai nulla.così,stanca dell’attesa,in un giorno di pioggia e di impazienza,aveva rimosso il cotone dal bicchiere.riaprendolo,con una fitta al cuore,aveva trovato solo dei residui marci e maleodoranti.che delusione.era certa che dai noccioli sarebbe nata una piantina!che cosa aveva sbagliato?!troppa acqua?poca luce?aveva stretto eccessivamente il cotone?al semino era forse mancata l’aria?perchè non era andata come previsto?non aveva fatto tutto ciò che avrebbe dovuto?non era stata abbastanza brava come avrebbe voluto?non lo sapeva.era troppo piccola per capire.per la prima volta scopriva quanto poteva far male impiegare le proprie risorse ad immaginare,sperare,fantasticare su ciò che non sarebbe stato.una sensazione che avrebbe riprovato ancora.la disillusione era terribile.la rabbia ingestibile.sradicava la fiducia nel passato.recideva l’aspettativa nel futuro.rimuovendo qualsiasi appiglio dal presente.ogni convinzione,ogni certezza.restava solo la dolorosa consapevolezza di ciò che non sarebbe accaduto.insieme alla frustrazione di non trovare alcuna spiegazione.un motivo che le avrebbe consentito di provare almeno a farsene una ragione.così invece non riusciva a rassegnarsi.nè tantomeno ad accettare l’ineluttabilità di quella triste realtà.da grande avrebbe imparato che alcuni,magari colpevolizzandosi,imputano queste ragioni imperscrutabili ad una volontà superiore.altri,magari deresponsabilizzandosi,le attribuiscono al destino.lei se la prendeva e basta.da allora e ancora adesso.per tutti i semini che non erano germogliati.per l’infertilità che aveva conosciuto.per l’incapacità di generare vita.dentro se stessa e negli altri.per la sua infecondità e per la sterilità di alcuni rapporti.tutti semini che,nonostante la pazienza,l’amore e la dedizione,non erano germogliati.perchè pazienza,amore e dedizione,ora lo sapeva,erano necessari ma non sufficienti.ora che era cresciuta capiva che ci sono troppe circostanze incomprensibili.che determinano gli eventi,sfuggendo al nostro controllo.e concludono male anche le premesse migliori.ma aveva capito anche che ci sono conclusioni insperate, realizzate con i presupposti peggiori.perchè,in ogni caso,la vita è imprevedibile.le variabili sono infinite.e indeterminabili le loro combinazioni.così può capitare che un semino germogliato in un terreno in cui non può restare possa essere accolto,portato dal vento,in un giardino lontano.che un fiore trascurato,se guarito con premurose cure,possa ancora ricominciare a sbocciare.che una pianta,saldamente stabile nel terreno,possa resistere strenuamente alla tempesta,senza mai farsi piegare.e che due alberi di ciliegio non siano mai così distanti da non potersi sostenere.purchè trovino il modo di tendere l’uno verso l’altra le proprie radici,intrecciando per sempre i loro rami.

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B come bruco C come crisalide

il vento soffiava forte.la stoffa del vestito svolazzava leggera.era arrivata sul binario di corsa,appena in tempo.ce l’aveva fatta anche stavolta.tre coincidenze riuscite in un giorno.neppure un treno perso.a parte lui.in ritardo di una vita.un percorso interrotto.da non proseguire.un viaggio che non avrebbe dovuto iniziare mai.l’entusiasmo di rivivere una partenza.la tentazione di deviare il percorso.di perdersi alla ricerca di una meta inesplorata.tutto ancora da scoprire.questo intercity,invece,lo conosceva perfettamente.era il solo diretto del pomeriggio,quello che sceglieva abitualmente.era salita al volo,ancora un attimo e avrebbe dovuto aspettare il successivo.aveva cercato il posto indicato sul biglietto:3 B.il vagone era affollato.la accolse un miscuglio gradevole di suoni e di odori.quelle persone sconosciute le avrebbero comunque tenuto compagnia.accompagnandola fino all’arrivo.ad attenderla,a casa,avrebbe trovato soltanto silenzio.e un unico profumo,il suo.incastrandosi,si era sistemata al suo posto.non c’era nessun passeggero accanto.peccato,avrebbe chiacchierato volentieri.guardava fuori dal finestrino.troppo pensierosa per riuscire a leggere.troppo malinconica per ascoltare musica.troppo affamata per saziarsi con la mela che aveva in borsa.pochi istanti dopo l’aveva raggiunta il controllore.un ragazzo della sua età.indiscutibilmente carino ma con un volto inespressivo.una caratteristica che invidiava a molti.lei che,invece,aveva uno sguardo trasparente.un viso attraverso il quale si leggeva qualunque stato d’animo.le sue espressioni erano scritte con l’alfabeto dell’anima.magari indecifrabili.ma sempre troppo evidenti.”biglietto prego” aveva detto.con un tono distratto e una voce atonale.un uomo “beige”,lo avrebbe definito la sua amica.uno di quelli scarsamente caratterizzati.uno che non avrebbe mai notato per strada.uno che difficilmente avrebbe considerato.un tipo di uomo che non la attraeva,insomma.lei amava le tinte forti.i caratteri accesi.le passioni esplosive.gli incendi devastanti.quelli che poi spegnerli è un casino.quelli che ti bruciano l’anima.e lasciano nell’aria,per molto molto tempo,un fastidiosissimo strato di fumo.una coltre di fuliggine.quel pulviscolo nocivo che acceca,toglie il respiro.e a volte ti fa tanto lacrimare.”ho il posto 3 B come BRUCO e la penultima lettera è la C di CRISALIDE!”.aveva risposto lei,sorridendo.il controllore si era messo a ridere.adorava trasmettere sorrisi.contagiare buon umore.soprattutto quando il suo era pessimo.osservandolo meglio notò che mr beige aveva un bel sorriso.e una fossetta sola.sulla guancia destra.”da quando c’è il codice PNR avevo sentito solo la B di BOLOGNA e la C di COMO…hai molta fantasia!“almeno le aveva dato del “tu”!”troppa.troppa fantasia.e perennemente le farfalle nello stomaco!” aveva pensato lei,sorridendo nuovamente.sovrapporre la realtà alla finzione.cos’era per lei?un rimedio?un espediente?magari,banalmente,una grave patologia.mr beige era passato alla carrozza successiva.il treno si era fermato di colpo.chissà quando sarebbe ripartito.trenitalia si scusava per il disagio.non aveva più voglia di guardare fuori.bloccata in galleria,c’era poco da vedere.aveva chiuso gli occhi,riflettendo su questa sua tendenza a fantasticare.gli oggetti,la realtà,ciò che ci circonda possiedono un nome,un significato,un uso convenzionale.ma chi dice che sia quello reale?e comunque chi ci garantisce che sia il solo che si possa utilizzare?quante volte aveva lasciato volare un palloncino in aria sicura che avrebbe raggiunto in cielo i suoi cari?e quante altre volte,rivolgendosi alle stelle,sentiva di parlare proprio a Loro?guardava i giorni attraverso delle lenti magiche che le consentivano di vedere oltre.di arrivare al di là.oltre la razionalità.oltre il buon senso.oltre la realtà oggettiva delle cose.aveva iniziato da bambina.quando,stanca del cielo grigio e del cortile spoglio che vedeva oltre la finestra della sua camera,aveva appiccicato sui vetri delle svolazzanti farfalle colorate.da allora non aveva mai smesso.ne aveva attaccate altre,in ogni casa in cui aveva abitato.sotto ogni cielo in cui si era trasferita.ormai era grande e il problema non era più osservare fuori.il guaio,adesso,era guardarsi dentro.e seguendo con lo sguardo quelle farfalle le sembrava per un attimo di volare via da se stessa.estraniandosi dalla realtà che sta ferma lì ad intrappolarti,come e quanto le pare.così a volte vorresti solo andare via.lasciarla alle spalle,correndo lontano.quando ti imprigiona la consapevolezza che la tua determinazione non la può comunque cambiare.in quel momento pensi solo a come evadere,fuggire,scappare.ripetendoti ogni volta che,come una farfalla,prima o poi imparerai anche a volare.quelle farfalle poi la facevano sentire meno sola.mentre leggeva,di notte,sul divano.come se fosse un pò anche lei una di loro.durante la metamorfosi il bruco è impaziente,non vede l’ora di trasformarsi in crisalide.e quando finalmente diventa farfalla vuole subito provare a volare.ma quando,come oggi,il vento soffia forte la farfalla ha tanta paura di precipitare.lei però ci credeva,glielo aveva scritto una persona molto speciale:le sue erano ali robuste,abbastanza forti per volare controvento.solo che a volte si domandava,durante questo imprevedibile viaggio,quanto altro peso ancora avrebbero potuto sostenere.era comunque decisa a resistere.ad aspettare il vento giusto.ad arrivare,chissà dove.certamente lontano.

coriandoli di nuvole,lacrime e pioggia.

per raggiungere la stazione era passata davanti alla sua scuola elementare.l’asfalto era coperto di coriandoli.piccoli ritagli di carta colorata che le ricordavano l’infanzia.quando aveva scoperto che con la bucatrice e un giornale di papà avrebbe potuto ottenerne milioni.non solo a carnevale!oppure con una rivista di mamma,aveva pensato poi.la carta più resistente,le tinte piu’ vivaci.da piccola le sembrava facile.avere una soluzione a tutto,era possibile.e un quadernetto con la copertina rossa,nel quale appuntare le idee da brevettare.come “l’aspirapolvere per togliere via le nuvole”.quando oscuravano fastidiosamente il suo sole.chissà perchè nessuno ci aveva ancora pensato?!magari qualcuno lo aveva immaginato ma poi non lo aveva più costruito?o forse ci aveva provato e non aveva funzionato?la difficoltà maggiore sarebbe stata la lontananza.difficile da raggiungere.lo spazio dalla terra al cielo.incommensurabile.come la distanza tra loro,adesso.e poi ci sarebbero stati i giorni di pioggia.come oggi.durante i quali l’aspirapolvere avrebbe potuto incepparsi.forse per questo era rimasta un’idea infantile.un progetto esistito solo nel suo quadernetto.come quelli sui quali tornava a  fantasticare.durante i lunghi tragitti in treno.o prima di addormentarsi.i desideri che non aveva ancora realizzato.come il viaggio in africa,molti anni dopo.o quello di partire per una destinazione qualunque,ma da sola.chissà poi se erano peggio i rimpianti o i pentimenti.per i percorsi inutili che aveva intrapreso.per le strade tortuose,contorte,in salita.per le mete irraggiungibili.partenze repentine che l’avevano condotta solo a traguardi sbagliati.persa,come sempre,nei luoghi della sua immaginazione.le donne che si emozionano troppo vivono un’iperbole costante.si entusiasmano ogni volta.come bambini che lanciano in aria i coriandoli e sorridono,mentre li osservano volare lontano.leggeri.i loro sguardi rapiti,mentre disegnano traiettorie imprevedibili.una scia di riflessi e sfumature,sullo sfondo di un cielo limpido con il sole.le donne che si emozionano troppo non riflettono mai abbastanza.dimenticano sempre che esiste la forza di gravità.eppure avrebbero dovuto impararlo da piccole che i coriandoli,dopo essere saliti su su in alto,scendono rovinosamente a terra.cadono giù precipitosamente.e lì si fermano.inevitabilmente.purtroppo nessuno ha ancora inventato l’aspirapolvere per le nuvole.quindi i coriandoli si abbatteranno sicuramente in un giorno grigissimo.proprio nel momento in cui,inaspettatamente,starà iniziando a piovere.e infatti,correndo verso la stazione senza ombrello,adesso guardava i coriandoli calpestati a terra,con le tinte sbiadite e i contorni frastagliati.irrimediabilmente sciupati.distrutti.sprecati.lei,che non era più una bambina e faceva parte delle donne che si emozionano troppo,si asciugava le guance bagnate da lacrime e pioggia,pensando che oggi l’aspirapolvere avrebbe voluto passarlo veramente.su quella strada però.per rimuovere quei pezzi di carta bagnati da terra.dalla sua vista.dai suoi pensieri.dal ricordo devastante di quando per preziosi istanti,troppo troppo brevi,avevano volato in alto.e anche il suo cuore,insieme a loro,si era librato in aria leggero.estasiato si era sollevato da terra.smarrendosi fatalmente nell’immensità di quel cielo.