2 cuori e un acquario

ascoltava la stessa canzone,a ripetizione,da ore.anche le cuffiette del lettore mp3 ormai conoscevano la sua tendenza ossessivo-compulsiva.uno dei suoi testi preferiti.appena sussurrato,sulle note di una chitarra.questa strofa,dalla prima volta che aveva sentito il brano,ce l’aveva tatuata sul cuore:“non sono che l’anima di un pesce con le ali,volato via dal mare per annusar le stelle”.un pesce anomalo perché ha le ali.e che magari si sente un po’ strano,soprattutto quando si trova in mezzo agli altri.allora lascia la sua casa.si allontana dal suo mare.dal luogo in cui sa di vivere protetto,al sicuro.si separa da ciò che ha per scoprire cosa altro potrebbe avere.al di là dell’acqua.oltre gli spazi che conosce.parte per cercare nuovi punti di riferimento.per riuscire ad orientarsi e a muoversi agevolmente,altrove.quest’immagine la faceva pensare alla sua costante necessità di cambiamento.forse mai confessata,neppure a se stessa.ma abbastanza evidente,dato che era troppo spesso in viaggio su un treno.il pesce molla tutto per “annusare le stelle”.un progetto temerario.un po’ come i suoi.provare a vivere in un’altra città da sola.tentare di realizzare in un posto nuovo la famiglia che per anni aveva desiderato.e pianificare ancora l’ennesimo trasferimento lontano.chissà poi se la muoveva di più la meta o il viaggio.forse era sempre solo un modo per mettersi alla prova?o il desiderio perverso di correre verso un traguardo,trascurando l’equilibrio e fuggendo la stabilità?la strofa del brano proseguiva con un inciso che le arrivava ogni volta dritto allo stomaco.e non era una sensazione dovuta all’alta velocità del treno.è che lo stomaco si trova molto vicino al cuore.e tra i due,soprattutto quando si ama,c’è sempre un’affinità elettiva.”difficile non è nuotare contro la corrente ma salire fino in cielo e non trovarci niente”.il pesce è determinato.per realizzare il suo progetto affronta le difficoltà.supera gli ostacoli,rimuove gli impedimenti.tenacemente”nuota controcorrente”.ma una volta raggiunto il cielo…non trova NIENTE!il tema tremendo della delusione.l’aver fatto tanta fatica…per NIENTE.ecco,adesso le veniva pure da piangere.era il caso di cambiare canzone.anche le cuffiette l’avrebbero ringraziata!era partita da casa una settimana prima e sarebbe rientrata quella sera,dopo tante ore in treno.non le piaceva allontanarsi dalle sue cose.anche se sapeva che presto sarebbe tornata.un po’ per la sua mania di controllo su tutto.un po’ per il timore che durante la sua assenza potesse accadere qualche imprevisto.ad esempio,che uno dei pesci dell’acquario morisse.così quando riapriva la porta di casa e accendeva la luce tratteneva sempre il respiro.e invece loro erano sempre pieni di vita e continuavano a nuotare indisturbati.certo aveva adottato ogni precauzione possibile.tanto che quei pesciolini,che le avevano detto sarebbero vissuti pochissimo,da ormai 4 anni godevano di ottima salute.pensare che quando glieli avevano regalati per i suoi 30 anni si era detta che,per ricordare quella data,avrebbe preferito qualcosa che durasse per sempre.la vita dei pesci rossi le sembrava un pochino precaria.invece,osservandoli durante le loro acrobatiche piroette,a volte pensava che sarebbero persino durati più a lungo di lei!ciò che l’aveva sempre affascinata dei pesci era che comunicassero senza parole.ora non sapeva se i moscerini,ad esempio,avessero un verso proprio,come i cani e le mucche.ma era chiaro che nell’acqua la comunicazione doveva avvenire con modalità diverse.però aveva letto che nei liquidi il suono viaggia ad una velocità maggiore rispetto all’aria.quindi,ascoltando i suoi cd,si era persuasa che anche i pesci dell’acquario potessero beneficiare della musica.certo non potevano esprimere preferenze sulla scelta dei brani ma,ne era sicura,avrebbero comunque apprezzato il suo pensiero.e quando apriva il frigo notava che si avvicinavano con i loro occhioni al vetro.un po’ come se le dicessero “guarda che è l’ora di cena pure per noi!”.così finiva che,per dare ai pesci da mangiare e sistemare un po’ l’acquario,cenava spesso dopo di loro.in fondo anche i pesci facevano parte della famiglia.SOLO loro,veramente,per alcuni giorni della settimana.erano rossi con le pinne un po’ più scure.si era persuasa che fossero fidanzati.magari solo amanti ma,insomma,che in qualche modo si amassero.se n’era accorta da come nuotavano uno accanto all’altro.o all’altra.il sesso non lo aveva ancora capito.vedeva che seguivano dei movimenti sinuosi,più o meno costanti.osservandoli notava che nello spazio dell’acquario si trovavano sempre vicini.mai troppo.forse per non rischiare di urtarsi.ma abbastanza per seguire la stessa direzione.così,quando apriva il coperchio dell’acquario,li vedeva salire insieme in superficie.quando dava loro il cibo sapeva che avrebbero iniziato a mangiare contemporaneamente.e se uno arrivava prima dell’altro non iniziava mai da solo.aspettava sempre che l’altro lo raggiungesse.di notte poi si cullavano,uno accanto all’altro,sotto la palmetta decorativa che aveva comprato per loro.insomma,una coppia esemplare.non li aveva mai sentiti discutere.a già perché,trattandosi di pesci,non potevano parlare!non erano i soli a pensare che fosse più proficuo comunicare senza voce.c’erano altri sostenitori della trasmissione di emozioni tramite il contatto fisico.e lo sguardo.una concezione di manifestazione emotiva certamente romantica.forse un po’ troppo,persino.chissà a scienze della comunicazione se qualcuno si era posto il problema.cioè,finchè ci troviamo in un acquario,ci sta che tu vedi come nuoto e capisci che sto tentando di sedurti.guardi come muovo le branchie e comprendi di che umore sono quel giorno.ti accorgi che smetto di fare le bolle e ti preoccupi perchè sto morendo (o almeno spero).ma a distanza?!come faccio a trasmetterti informazioni senza parole?che siano scritte o orali,se non ti vedo:come posso comunicare con te?l’oceano è immenso e i pesci che si amano a distanza,senza accorgersene,potrebbero smarrirsi.o magari uno soltanto,voltandosi all’improvviso,potrebbe rendersi conto di aver perso il compagno di viaggio.lui che,fino ad un attimo prima,gli nuotava accanto.sì,lo so,potranno comunque rincontrarsi.in un altro mare o in un’altra vita.ma non è una gran consolazione per il pesce innamorato che deve trovare la forza di proseguire il suo viaggio da solo.altro che viaggio da proseguire,ormai da sola parlava pure!e che doveva fare?!tanto lui non aveva più voglia di ascoltarla.ci stava pure.mentre nuotavano aveva già parlato troppo.invece di assaporare il gusto dell’acqua.di contemplare il riflesso dei raggi del sole tra le onde.avrebbe dovuto sguazzare felice.avrebbe potuto esplorare le profondità degli abissi o abbandonarsi,galleggiando,in superficie.era anche lei un pesce anomalo.questo se l’era già detto.sarà stato per via di quelle ali che la spingevano sempre ad allontanarsi,impedendole di vivere il presente.rimuginava sul passato e si preoccupava per il futuro.affogava,nel tentativo di annusare le stelle.oppure raggiungeva il cielo ma si ritrovava lì da sola.senza niente.inutile fermare il lettore mp3 quando una canzone andava avanti comunque nella sua testa.l’ultima strofa dice:”la voglio fare tutta questa strada…fino al punto esatto in cui si spegne”.per lei significava che un giorno quella strada l’avrebbero comunque proseguita.magari si sarebbero reincarnati in due pesci.e allora sarebbe andata diversamente.tanto per cominciare sarebbe stata necessariamente zitta.ma solo perchè sott’acqua non avrebbe potuto parlare.insieme avrebbero ascoltato tanta musica.perchè il suono,lo sapeva,nell’acqua viaggia più veloce che ai concerti.avrebbero abitato in una conchiglia vista cielo.non importa dove.non importa come.non importa quanto.e nemmeno più perchè.lontana dal frastuono degli eventi,stavolta si sarebbe lasciata trasportare come lui.nel silenzio.dal caldo tepore di un’incontenibile corrente.