onde tra gli scogli dei pensieri

quel tragitto lo aveva già percorso un’infinità di volte.in qualunque direzione viaggiasse si domandava se stesse partendo “da casa” o tornando “verso casa”.cioè se casa sua fosse la città che lasciava alla partenza o quella che avrebbe raggiunto all’arrivo.nel dubbio sempre meglio non pensarci,le avrebbe suggerito qualcuno.era una linea ferroviaria che ormai conosceva perfettamente.in parte costeggiava il mare.e quando valicava le montagne attraversava interminabili gallerie.c’era un punto del percorso che trovava sempre particolarmente suggestivo.uscendo da una galleria decisamente lunga,appena prima di entrare nella successiva,il treno sembrava per un attimo piegarsi di lato.a quella velocità era un movimento che si percepiva solo per una frazione di secondo.forse in quel breve tratto il terreno era in discesa e le rotaie un po’ inclinate.non lo sapeva con sicurezza.era certa però che ogni volta passando di là avrebbe rivisto,seppure per poco,uno spettacolo incantevole.capitava proprio nel momento in cui,appena uscita dal buio della galleria,i suoi occhi rimanevano abbagliati,dovendosi riabituare alla luce fulgente.ma almeno per un istante riusciva a godere di quella meravigliosa vista:la scogliera le appariva enorme e vicinissima.e così le onde del mare.che,soprattutto nelle giornate di vento,si infrangevano vigorosamente sulle rocce.era emozionante,se pure per pochi secondi,sentirsi parte di tanta perfezione.come se fosse anche lei un pezzettino piccolino di quell’immenso.un brevissimo istante di quell’eterno.prima di ritrovarsi prosaicamente nel buio dell’ennesima galleria.così durante quel tragitto in treno,alla vista di tanta straordinaria bellezza,si era ritrovata a pensare a quanto l’attraesse l’impeto del mare.quando era calmo il movimento sinuoso delle onde le ricordava l’ancheggiare di una donna sensuale.e nei giorni di burrasca,quando i flutti diventano enormi cavalloni che percuotono violentemente le rocce,la forza incontenibile dell’acqua la faceva pensare alla passione travolgente di chi non può smettere di amare.e’ un’energia prorompente.inarrestabile.incontenibile.come la rabbia,che non aveva ancora imparato ad arginare.o il tormento,che a volte non riusciva proprio a placare.aveva letto da qualche parte che,quando proprio non si riesce a dormire,si può tentare chiudendo gli occhi e visualizzando un cubo.vuoto all’interno,sospeso in aria e con i lati trasparenti.un modo cervellotico per dire,per l’appunto,che dovresti smettere di pensare.ogni volta che aveva provato aveva prevedibilmente ottenuto l’effetto contrario.innanzitutto i lati del cubo lei non li vedeva mai limpidi.erano sempre sporchi,come i vetri di casa.e poi gli angoli del quadrato la infastidivano.come gli spigoli del suo carattere,che non era ancora riuscita a smussare.per non parlare poi di pensare a qualcosa che resti sospeso in aria…con il rischio evidente di precipitare!no no.questa visualizzazione la faceva soltanto innervosire.se le capitava di svegliarsi di notte,richiudeva gli occhi e immaginava di essere una roccia.solida,robusta,indistruttibile.un grande masso come quelli che vedeva per pochi attimi fuori dal finestrino del treno,giù nella scogliera.diventava lei una pietra al centro del mare.ferma,immobile,in attesa che l’acqua le si avvicinasse dolcemente.poi aggiungeva l’immagine delle onde.molte,tutte differenti.anche di diversi colori.tanto valeva tentare di tranquillizzarsi con la policromia,se visualizzare la trasparenza con lei non funzionava.poi si concentrava su un’onda soltanto.più alta delle altre.di acqua limpida e calda.un’onda di tutti i colori di un arcobaleno.all’inizio l’onda colorata si accostava a lei lentamente,sfiorandola solamente.come per accarezzarla delicatamente.poi l’istante dopo la sovrastava impetuosamente.travolgendola la ricopriva di acqua.completamente,solo per un istante,si lasciava dominare dalla forte potenza del mare.come per magia lei,la pietra, scompariva avvolta nell’abbraccio di quell’acqua colorata.poi l’onda arretrava adagio,lasciandole addosso una sensazione di pace e calore.restava nuovamente libera.una roccia esposta al sole,all’aria e al vento.ma la stessa onda variopinta tornava.si riavvicinava ancora e sempre.in quella scogliera piena di rocce,chissà perché,era proprio lei che cercava.ecco.questa sequenza di immagini tutta sua la rilassava.come quando a yoga eseguiva la successione di movimenti “dell’onda del mare”.che,come ripeteva l’insegnante,fluisce in modo uniforme e costante.senza interruzioni repentine.il corpo e il respiro dovrebbero armonizzarsi.senza mai arrestarsi tra l’inizio e la fine.ripensandoci un mattino,mentre si lavava i denti,aveva realizzato che l’idea di questo scoglio circondato dal mare poteva anche spiegare il modo in cui avrebbe desiderato vivere ogni rapporto.era consapevole di essere quasi sempre lei ad andare incontro agli altri.a muovere il primo passo.nella conoscenza,nella comprensione,nella giustificazione.anche nel perdono.chiedeva sempre lei scusa per prima.magari anche quando non ce n’era bisogno.e sapeva bene che non si trattava di una dote morale.era banalmente perché,se sei tu a precedere l’altro,non saprai mai lui che cosa avrebbe scelto di fare.non gli lasci il tempo di prendere nessuna iniziativa.e soprattutto gli impedisci di non prenderla affatto.così però non concedi a te stessa la possibilità di capire chi ti sarebbe venuto incontro.per cercarti,trovarti,scusarsi.e chi invece avrebbe rinunciato.ignorandoti,lasciando il vuoto della distanza.lei aveva proprio paura di sapere.preferiva non dare l’occasione agli altri di deluderla.arrivava quasi sempre prima.per evitare di capire chi per primo avrebbe mosso i suoi passi verso di lei.e chi,se lei fosse rimasta ferma,l’avrebbe comunque raggiunta.perdendosi così la sorpresa di scoprire che,se qualche volta avesse lasciato agli altri lo spazio e il tempo per muoversi,magari qualcuno l’avrebbe persino preceduta.le avevano persino scritto che lei,nel dimostrare affetto,si trovava spesso “su un gradino più in alto”.e non era solo per ovviare alla statura!forse in quel caso tendeva a dare di più per compensare ciò che non riceveva.sperando che l’altro non ne sentisse,come lei,la mancanza.ottenendo invece di farlo sentire inadeguato.costantemente in difetto.in generale,un pò con tutti,si preoccupava lei di non essere abbastanza.cercava di ridurre le distanze per avvicinarsi agli altri.anche per agevolarli sperando che loro potessero arrivare a lei con minor fatica.nella realtà era lei l’onda.quasi mai lo scoglio.era l’acqua che sommerge.che colma di attenzioni.e che mentre inonda toglie forse anche un pò il respiro.poi però si ritraeva,priva di energia,proprio come i mutamenti della marea.quando esauriva le risorse si sentiva esausta e preferiva restare da sola.ormai le era chiaro.per riuscire a muoversi lei verso gli altri doveva imparare anche a rimanere ferma.a resistere alla tentazione di fuggire da se stessa.troppo difficile domandare lei di farsi ricaricare.detestava chiedere.avrebbe sempre solo voluto dare.in comune con le pietre aveva più che altro la caratteristica testa molto dura!forse proprio per questo le piacevano tanto!un pomeriggio,mentre raccoglieva delle conchiglie sulla spiaggia,ne aveva trovate 3 particolari vicino al mare.una diversa dall’altra ma tutte ugualmente forate al centro.le era sembrato un incantesimo!a casa le aveva legate a 3 cuoricini d’argento.che aveva poi annodato come ciondoli,con dei fili colorati,al polso e tra i capelli.un giorno una ragazza,vedendoli,le aveva chiesto perché aveva abbinato cuori e pietre.lei aveva risposto che sperava che così il suo cuore,che era un pochino fragile,si sarebbe rafforzato,diventando indistruttibile come una roccia.l’altra invece le aveva fatto notare che a lei quell’associazione aveva fatto pensare più che altro che ogni cuore sembrasse schiacciato dal peso di un macigno!lei si era messa a ridere realizzando che se era più corretta la lettura dell’altra ragazza,forse allora era proprio quella l’origine dei suoi tormenti!e aveva riflettuto su quante interpretazioni si possono dare alla realtà.nei rapporti proprio questa era forse la sua preoccupazione più grande.non riuscire a spiegarsi.e non essere in grado di comprendere gli altri.così il timore di disturbare,di diventare invadente,di eccedere nella vicinanza la facevano apparire magari più distante di quanto in realtà desiderasse.e la paura di sembrare poco partecipe,se non addirittura assente,la inducevano ad eccedere invece nelle manifestazioni d’affetto.neanche volesse sentirsi onnipresente.con le altre persone era spesso preoccupata di sbagliare.invidiava quel frammento di pace che scorgeva per un attimo fuori dal finestrino del treno.tra una galleria e l’altra,guardando la scogliera tra le onde del mare.solo per un istante si sentiva anche lei in pace con se stessa.perchè la natura è vita che sa,insieme,trasmettere energia eliminando i pensieri.le onde fluttuano inarrestabili senza paure.gli scogli restano impassibili senza timori.ignorano che cosa sia il tempo.ma proprio quando il vento soffia più forte riducono le distanze,sorprendendosi più vicini.e proprio così da sempre affrontano le bufere.senza conoscere le parole.